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Dal sito dell' ENSE (http://www.ense.it/):
"L'Ente Nazionale Sementi Elette è un Ente di Diritto Pubblico, [...] compreso tra gli Enti scientifici di ricerca e sperimentazione necessari per lo sviluppo del paese. [...] Con D.Lgs. 29/10/1999 n° 454 è stato riordinato attribuendogli autonomia scientifica, statutaria, organizzativa, amministrativa e finanziaria e incaricandolo di svolgere i compiti che derivano dall'applicazione delle norme che disciplinano la produzione e la commercializzazione dei prodotti sementieri".
L’ENSE, rischia di venire soppresso dal decreto della manovra anticrisi. Le sue funzioni, il suo personale, le sue strutture passano all’INRAN, Istituto Nazionale per la Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione di Roma. Le motivazioni di tale provvedimento appaiono criticabili da diversi punti di vista.


venerdì 12 novembre 2010

APPELLO PER LA RICERCA

OSSERVATORIO SULLA RICERCA
Per una Ricerca di Qualità

Un disastro! Uno tra i tanti che l'Italia di questi anni si trova ad affrontare. L'ennesimo colpo alle infrastrutture culturali, scientifiche e tecnologiche del Paese. Una zavorra che potrebbe far affondare definitivamente il sistema nazionale della conoscenza.

La traduzione in concetti immediati è semplice: cosa pensereste di un ente di ricerca trasformato in ministero (di quelli italiani di cui è nota l'inefficienza)? O peggio, se è possibile, in una sorta di ente di governo, modello RAI? Come valutereste il fatto che un direttore generale (direttamente scelto dal ministro) abbia a decidere della gestione degli istituti di ricerca? Cosa direste sul fatto che le risorse di un progetto scientifico acquisite in una gara europea debbano essere approvate non dal direttore scientifico ma dall'amministrativo fiduciario del ministro? Quale impressione vi darebbe il fatto che tra un Presidente di riconosciuto merito scientifico e un Tecnico di Amministrazione fedele al politico di turno, sia il secondo a prevalere nelle scelte decisive per il futuro dell'ente scientifico?

La chiamano (e lo teorizzano nel marketing politico che accompagna questa vergognosa manovra) scelta di "governance duale"; e ne glorificano le qualità parlando di cultura manageriale, di efficienza nella gestione dei flussi di risorse, insomma un fondamentale problema di management. Da risolvere con la burocrazia ministeriale!

La sostanza invece sta nella VOLONTA' DI CONTROLLO E DI INFLUENZA che la politica vuole prepotentemente avere sulla GESTIONE e sull'AUTONOMIA degli Enti Pubblici di Ricerca, mettendo in discussione l'importanza (che in certi casi è fondamentale) della terzietà della ricerca pubblica.

Non stiamo contestando il sacrosanto diritto della politica di assumersi le scelte di indirizzo strategico sullo sviluppo del Paese (esistono consolidati strumenti per questo, quali il Piano Nazionale della Ricerca)! Contestiamo che PER METODO si debba sottomettere a dei burocrati l'organizzazione e lo sviluppo delle attività di ricerca e scientifica della conoscenza.

Per questa via sarà più semplice probabilmente approntare ulteriori gravissimi tagli al settore, come quelli che già si paventano nei piani finanziari del prossimo anno (deflussi di risorse, altro che flussi!), senza ricevere significativi ostacoli dalle comunità soggiogate.

La questione, tragicamente ironica, è che questa manovra avvenga attraverso lo strumento legislativo che avrebbe dovuto concedere la PIENA AUTONOMIA agli enti di ricerca pubblici, applicando uno dei principi della Costituzione Repubblicana: quello dell'autonomia statutaria, riconducibile all'articolo 33.

Nessun ministro, nessun governo aveva mai pensato di poter ridurre gli enti di ricerca pubblici a dei dipartimenti ministeriali; nessuno aveva mai ritenuto di approntare così sfrontatamente una matrice burocratico-amministrativa per la ricerca pubblica. Dove la funzione scientifica è sottoposta alla funzione amministrativa: la ricerca al servizio dell'amministrazione piuttosto che viceversa!


Inquietante è il silenzio e l'indifferenza che i media e i commentatori di questioni collegate alla ricerca e all'economia dedicano a questo sopruso. Un sopruso che si consuma essenzialmente a danno delle possibilità di rilancio del Paese.

Spaventoso è però anche il silenzio degli operatori del settore: gli scienziati, i ricercatori, il personale tutto degli enti di ricerca. Un deficit ingiustificabile per una comunità che rischia, se questo fosse mai possibile, di offrire un alibi alla normalizzazione burocratica che si sta disegnando.

E' il momento di interrompere questo silenzio, dentro e fuori di noi. E' fondamentale che ciascuno valuti fino in fondo l'enorme potenziale impatto di questo cambio storico nella conduzione della ricerca pubblica. Serve una grande mobilitazione dei ricercatori degli enti pubblici di ricerca! E che si esprima anche la piena solidarietà del resto della società, interessata quanto noi al futuro della ricerca che è parte essenziale del futuro del Paese! E' fondamentale che si giunga presto ad una importante iniziativa pubblica che veda TUTTI quanti vogliano opporsi a questo progetto stravolgente manifestare insieme.

Chiediamo ai sindacati (TUTTI) di rafforzare le iniziative che hanno già avviato. E che vanno nella direzione che anche noi auspichiamo.

Aderiamo, in questo senso, a qualunque iniziativa che si opponga a questo progetto stravolgente, a partire dall'assemblea pubblica al CNR il prossimo mercoledì 10.

Invitiamo comunque a partecipare ad una grande MANIFESTAZIONE di PROTESTA e di RILANCIO della RICERCA PUBBLICA:

MERCOLEDI' 17 NOVEMBRE alle ore 10.30 a PIAZZA MONTECITORIO.

Chiederemo ai politici di tutti gli schieramenti che hanno a cuore le sorti del Paese di intervenire e di prendere responsabilmente posizione.

Noi saremo in piazza come scienziati e operatori del settore per rivendicare con forza le ragioni che rendono alta la qualità della ricerca in un paese moderno.

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1191

PRIMI FIRMATARI

Aldo AMORE BONAPASTA (CNR)

Daniele ARCHIBUGI (CNR)

Sebastiano BAGNARA (Univ. SASSARI)

Angela BAZZANO (INAF)

Laura BERANZOLI (INGV)

Carlo BERNARDINI (Univ. Roma "La Sapienza")

Paola BERTOLAZZI (CNR)

Franco BREZZI (CNR)

Marcello BUIATTI ( Univ. Firenze)

Cristiano CASTELFRANCHI (CNR)

Augusto CHIOCCARIELLO (CNR)

Massimo COCCO (INGV)

Rosaria CONTE (CNR)

Angioletta CORADINI (INAF)

Tullio DE MAURO (Univ. Roma "La Sapienza")

Paolo DE NARDIS (Univ. Roma "La Sapienza")

Umberto DI PORZIO (CNR)

Rino FALCONE (CNR)

Paolo FAVALI (INGV)

Margherita HACK (Univ. Trieste)

Francesco LENCI (CNR)

Alberto MICHELINI (INGV)

Franco MIGLIETTA (CNR)

Roberto NATALINI (CNR)

Franco PACINI (Univ. Firenze)

Marco PADULA (CNR)

Augusto PALOMBINI (CNR)

Giorgio PARISI (Univ. Roma "La Sapienza")

Giulio PERUZZI (Univ. Padova)

Francesco POLCARO (INAF)

Fabrizio RICCI (CNR)

Francesco SYLOS-LABINI (CNR)

Settimo TERMINI (Univ. Palermo)

Pietro UBERTINI (INAF)

Carlo UMILTA' (Univ. Padova)



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giovedì 4 novembre 2010

FIRMA LA PETIZIONE


APPELLO AL MONDO UNIVERSITARIO: liberiamo l'Università


Published by Coordinamento Precari Università (CPU) on Nov 03, 2010
Category: Education
Region: Italy
Target: Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI)
Background (Preamble):
Il CPU ha lanciato una sottoscrizione per chiedere ai Senati Accademici e ai Consigli di Amministrazione delle università statali di deliberare l'uscita dei propri atenei dalla CRUI. In questo periodo di tagli alla ricerca e all'istruzione (ultima vittima le borse di studio, appena tagliate del 90%), che stanno rendendo sempre più difficile studiare, insegnare e fare ricerca, è inaccettabile che gli atenei statali versino oltre un milione e mezzo di euro provenienti dai propri bilanci per pagare le quote di iscrizione ad un organismo inutile ed arcaico che per di più si costituisce come associazione di università pur essendo, nel nome e nei comportamenti, null'altro che il sindacato dei rettori. Come tutti i lavoratori italiani, i rettori dovrebbero pagarsi da soli l'iscrizione al proprio sindacato.
Petition:
La sostanziale inerzia della Conferenza dei Rettori (CRUI) in questo biennio di tagli e la sua incapacità di farsi interprete del malessere e del dissenso del mondo accademico di fronte alla cosiddetta “riforma dell’università” dimostrano in maniera incontrovertibile come questa associazione non sia ormai più in grado di svolgere in maniera credibile le funzioni previste dal suo stesso statuto (rappresentare le università italiane e valorizzarne l’autonomia, proporre a Governo e Parlamento pareri tecnici sul sistema universitario, sostenere iniziative volte a migliorare il sistema di ricerca ed alta formazione, elevare la funzionalità, la qualità e il prestigio del sistema universitario italiano).

Le recenti prese di distanza di alcuni rettori dalle posizioni ufficiali della CRUI, dopo mesi di sbandierato unanimismo, mostrano tutti i limiti di un organismo arcaico, incapace di sviluppare un dibattito e darsi meccanismi di funzionamento realmente democratici.

Di fronte all’evidenza che la CRUI oggi non serve davvero più a nulla e a nessuno, ci chiediamo e chiediamo all’intero corpo accademico che senso abbia tenere in vita strutture costosissime come la CRUI e la fondazione CRUI, cui le università italiane, colpite da tagli pesantissimi, versano ogni anno quote associative che non hanno conosciuto alcuna crisi economica. Mentre si tagliano servizi e personale e gli investimenti in ricerca sono costantemente ridimensionati, il finanziamento di questa “associazione di università” è un lusso che il nostro sistema accademico davvero non può più permettersi.

Il legittimo diritto dei rettori a darsi proprie forme di rappresentanza può benissimo essere svolto da una nuova associazione di rettori, e non di università, che come ogni associazione di categoria si finanzi con i contributi personali degli iscritti.

Per queste ragioni inviamo un appello ai rettori, ai senati accademici, ai consigli di amministrazione di tutte le università pubbliche italiane affinché deliberino la fuoriuscita dei propri atenei dalla CRUI e investano le risorse risparmiate in servizi di maggiore utilità per il sistema universitario e per l’intero paese.

mercoledì 3 novembre 2010

RIUNIONE SINDACALE SEZIONE PALERMO E BATTIPAGLIA

ENSE, i lavoratori chiedono ai sindacati di proclamare lo stato di agitazione

L'incertezza circa il futuro dell'Ente preoccupa il personale. Approvata una mozione in due assemblee sindacali presso le sedi di Battipaglia e di Palermo.

02/11/2010

Il 27 e 28 ottobre si sono svolte due assemblee sindacali del personale dell'ENSE presso le sedi di Battipaglia e di Palermo.

Analogamente a quanto sta avvenendo all'INRAN, i lavoratori sono preoccupati per la situazione di stallo in cui si trova l'Ente.

Ai sindacati è stato chiesto di avviare delle iniziative di mobilitazione che riguardino: il progetto di riordino, le applicazioni contrattuali e il rinnovo di tutti i contratti del personale precario.

___________________

Mozione di assemblea

Il Personale dell'ENSE riunito in Assemblea sindacale convocata dalla FLC CGIL nei giorni 27 e 28 ottobre 2010 presso le sedi di Battipaglia e Palermo.

Vista la situazione di stallo venutasi a creare all'ex ENSE e la grave situazione in cui versa l'INRAN nella delicata fase di accorpamento dell'ENSE e dell'INCA, a valle delle dimissioni del Presidente e dell'avvio di una fase commissariale, si unisce al personale INRAN nel CHIEDERE di provvedere entro il 31.12.2010 a:

· chiedere un incontro urgente con il Commissario Gerolimetto per un confronto su statuto, regolamenti e nuova dotazione organica

· formalizzare e realizzare le applicazioni contrattuali così come concordate nel tavolo tecnico ex ENSE del 24 settembre 2010 in tutte le sue parti ivi compreso l'adeguamento delle Indennità di Ente mensili e annuali

· rinnovare tutti i contratti del personale precario con la salvaguardia della loro posizione retributiva

· impegnarsi ad applicare le tabelle di corrispondenza per l'applicazione del contratto ricerca anche al personale agricolo

· assicurare il diritto di opzione relativamente alla posizione previdenziale, ossia a salvaguardare quella in corso presso l'ex ENSE nel passaggio all'INRAN.

Per questi motivi il personale invita le OO.SS. a indire lo stato di agitazione e a porre in essere tutte le necessarie azioni di mobilitazione.

Approvata all'unanimità
Battipaglia, 27 ottobre 2010 - Palermo, 28 ottobre 2010

Marina Camusso

Segreteria Regionale FLC CGIL

Cso Porta Vittoria 43

20122 Milano

tel 0255025434

fax 0255025431

marina.camusso@cgil.lombardia.it

Marina Camusso

CNR-IRSA -UOS Brugherio

Via del Mulino 19

20047 Brugherio

tel 21694-207

camusso@irsa.cnr.it


venerdì 29 ottobre 2010

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09109

presentata da

LUCA BELLOTTI
mercoledì 20 ottobre 2010, seduta n.386


BELLOTTI. -

Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali.

- Per sapere - premesso che:

l'Ente nazionale delle sementi elette, soppresso a seguito della promulgazione della legge 31 luglio 2010 n. 122 e accorpato nell'INRAN, gestiva importanti compiti connessi allo svolgimento, sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, degli adempimenti derivanti dall'applicazione delle norme comunitarie e nazionali;

con le suddette disposizioni vengono regolamentate la produzione e la commercializzazione dei prodotti sementieri, e si prevedono specifiche metodologie circa la certificazione ufficiale dei prodotti sementieri, le analisi e i controlli qualitativi delle sementi e delle piantine di ortaggi, gli esami tecnici per il riconoscimento varietale e brevettuale delle novità vegetali, le prove di controllo di campo e di laboratorio previste per l'iscrizione nel registro nazionale delle varietà vegetali;

il Governo aveva dato già in sede di approvazione della legge n. 122 del 2010 ampie garanzie affinché non venisse disperso il capitale umano di competente specifiche, fossero salvaguardate le condizioni contrattuali dei lavoratori e non diminuisse la qualità del servigio fornito allora dall'ENSE;

il Ministro Galan per garantire quanto sopra ha indicato alcuni passaggi amministrativi: la redazione da parte dell'ex ENSE di un bilancio al 30 maggio 2010 che definisca le consistenze finanziarie, umane e strumentali dell'ex ENSE; l'assicurazione agli uffici ex ENSE della prosecuzione, con le previgenti modalità, delle attività in corso per il corrente anno, per non rallentare l'attività di certificazione, in modo da giungere al 1o gennaio 2011 ad una definizione organica del bilancio e della struttura dell'INRAN che tenga conto delle specificità dell'ex ENSE; la rapida ridefinizione della dotazione organica dell'INRAN in modo da tener conto, come richiesto anche dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, della confluenza in essa del personale dell'ex ENSE, ritenendo quindi superate le proposte di modifica della dotazione in corso d'esame; l'aggiornamento dello Statuto, del Regolamento di organizzazione e funzionamento e del regolamento di amministrazione e contabilità dell'INRAN, al fine di tener conto dell'attività svolta dall'ENSE, evidenziando la necessità che tale attività rimanga distinta e riconoscibile all'interno dell'INRAN, anche sotto il profilo amministrativo e contabile;

si rappresenta che la campagna di certificazione delle sementi è in pieno svolgimento, in particolare per le specie che hanno grande rilevanza per l'agricoltura nazionale quali frumento tenero, frumento duro e cereali minori, così come iniziata altresì la produzione di seme di erba medica e di specie foraggere, nonché quella di sementi di mais -:

se gli enti interessati si stiano attenendo alle disposizioni impartite dal Ministro e come stia procedendo il processo di accorpamento, se l'attuale amministrazione dell'INRAN sia in grado di assicurare una corretta incorporazione di Ense e INCA e, considerate le misure anticrisi dovute alla problematica fase economica, come sia possibile conciliare con lo spirito della manovra anticrisi l'aumento del costo del personale che l'Inran dovrà affrontare dato che l'allineamento delle indennità di ente, necessario per assicurare un trattamento omogeneo al personale, graverà sulle casse dell'INRAN, a partire dal 1o giugno 2010, per un importo annuale di oltre 300.000 euro;

come sia possibile «assicurare la prosecuzione delle attività in corso per il corrente anno dell'ex ENSE, con le previgenti modalità, per non rallentare l'attività di certificazione) dell'ex ENSE qualora le risorse liquide venissero sin da ora attribuite al conto corrente dell'ente accorpante, privando la struttura di liquidità che oggi funge da volano e permette lo svolgimento dell'attività di certificazione con tempestività senza pregiudicare l'economia del settore sementiero;

per quale motivo il sito dell'Inran non riporti informazioni su bilancio, consulenze, e altro come invece è previsto dalle disposizioni del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e se sia possibile conoscere la situazione economica e finanziaria dell'Inran, il costo complessivo di eventuali consulenze e se le attività affidate a consulenti non possano essere svolte da professionalità interne alla struttura;

se siano previsti ulteriori accorpamenti fra enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
(4-09109)

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09109

Dati di presentazione dell'atto

Legislatura :

16

Seduta di annuncio :

386 del 20/10/2010

Firmatari:

Primo firmatario :

BELLOTTI LUCA

Gruppo :

FUTURO E LIBERTA' PER L'ITALIA

Data firma :

20/10/2010

Destinatari :

Ministero destinatario :

· MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Attuale delegato a rispondere e data delega :

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

20/10/2010

Stato iter : IN CORSO


martedì 31 agosto 2010

COMUNICATO STAMPA SOLIDARIETA' LAVORATORI SCUOLE PUBBLICHE

COMUNICATO STAMPA DEL 31.08.2010

“Rete Ricerca Pubblica” e “Rete29Aprile” insieme per la Ricerca e la Scuola Pubblica. La “Rete Ricerca Pubblica” (libera aggregazione di lavoratori della ricerca pubblica per la salvaguardia della libertà e dell'indipendenza della ricerca in Italia http://retericercapubblica.blogspot.com) e la “Rete29Aprile” (rete dei ricercatori universitari http://www.rete29aprile.it), nella volontà di unire le proprie forze per una battaglia in difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della Ricerca in Italia che sia di tutti i Ricercatori Italiani (Enti di Ricerca Pubblici e Università Pubbliche), dichiarano totale solidarietà e appoggio a tutti i lavoratori precari della scuola pubblica che da mesi protestano contro la legge 133 e da giorni sono in sciopero della fame a Montecitorio per difendere la scuola pubblica in vista dell'avvio del nuovo anno scolastico per il quale sono previsti ingenti tagli di risorse e di personale che faranno piombare circa 20.000 precari della scuola nella disoccupazione.Ricercatori e insegnanti della scuola pubblica sono accomunati dall'essere parte del sistema di produzione e diffusione della conoscenza e della cultura del nostro Paese, sistema che in questi mesi sta vivendo un attacco frontale inedito e pericoloso, un attacco fatto di tagli pesantissimi ed ingiustamente punitivi che mettono a rischio la sopravvivenza del sistema stesso.Mentre tutti i paesi evoluti investono massicciamente in formazione e ricerca, in Italia si approfitta della crisi per smantellare scuole, università ed enti di ricerca. Il prezzo da pagare sarà ben più oneroso dei risparmi ottenuti: abbandonare all'ignoranza le generazioni future avrà costi economici e sociali insostenibili per il Paese. Attaccare la formazione e la ricerca abbasserà il livello di benessere dei cittadini e renderà impossibile affrontare le sfide del futuro e la stessa convivenza civile.R29A e RRP auspicano quindi il coordinamento delle proteste di tutti coloro che lavorano nel settore della conoscenza (Scuola, Università e Ricerca) per difendere tutti insieme il diritto dei cittadini ad avere un futuro di crescita e sviluppo culturale e civile nel Paese. SOPPRIMERE LA RICERCA SPEGNE ANCHE IL TUO FUTURO. Riferimenti:Rete Ricerca Pubblica: retericercapubblica@gmail.com - Federica De Luca Rete29Aprile: ricercatori@rete29aprile.it - Piero Graglia

giovedì 29 luglio 2010

RICONGIUNZIONE

LA richiesta ricongiunzione dei periodi assicurativi va fatta entro il 31 luglio 2010- dopo si paga caro!

Manovra economica: c’è chi paga di più. Donne e precari colpiti due volte

Come è noto, il D.L. 78/10 ha modificato l’età pensionabile delle lavoratrici del pubblico impiego portandola da 60 anni a 65 dal 1 gennaio 2012
Questa disposizione sarebbe stata superabile ricorrendo alla legge 322/1958 che consentiva di ricostituire gratuitamente l’intera posizione assicurativa all’INPS, lavorando anche per un periodo molto breve presso un posto di lavoro del privato, recuperando cosi la possibilità del pensionamento a 60 anni.
Per impedire questa possibilità il maxiemendamento del governo alla manovra finanziaria, già approvato dal Senato e alla Camera, abroga la legge 322/1958 e, dal 1° luglio 2010, interviene rendendo molto onerose le ricongiunzioni dei periodi assicurativi (dall’INPS verso l’INPDAP e viceversa) richieste sulla base della legge 29/79.
A sostegno di un provvedimento iniquo, quello dell’innalzamento dell’età pensionabile per le sole lavoratrici del pubblico impiego, entrano nel tritacarne della macelleria sociale anche e nuovamente i lavoratori più deboli, cioè i precari, che non hanno la garanzia della permanenza nel posto di lavoro e che con tutta probabilità, nel corso della loro vita lavorativa saranno costretti a passare da un ente previdenziale all’altro.
In ogni caso è consigliabile, per chi non lo avesse ancora fatto, provvedere alla ricongiunzione dei periodi assicurativi (art. 2 della legge 29/1979), rivolgendosi agli uffici territoriali dell’INCA, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale della nuova normativa.

CLICCA QUI per la nota in merito al maxi emendamento

martedì 27 luglio 2010

INTERVENTO DELL'ONOREVOLE ZUCCHI ALLA CAMERA

ANGELO ZUCCHI.


Signor Presidente, in questi giorni si stanno susseguendo, in numerose piazze italiane, manifestazioni di tutto il mondo agricolo. La Coldiretti, la CIA, la Confagricoltura manifestano a Roma, Bari, Milano, Cremona, Napoli.
Il fatto che le manifestazioni avvengano in piazze diverse e in giorni diversi non vuol dire che non sia unico, univoco o identico il lamento, il moto di ribellione, addirittura lo sconcerto di tutto il mondo agricolo per questa manovra, per quello che essa non contiene, per le aspettative che tradisce, per la delusione che provoca a un mondo che in questi due anni si è sentito trascurato, non attenzionato come avrebbe dovuto. I diversi disegni di legge anticrisi che si sono succeduti mai si sono occupati della crisi dell'agricoltura e della pesca, come se agricoltura e pesca avessero potuto cavarsela senza interventi mirati e senza interventi ad essi dedicati.
Ma questo mondo è anche sdegnato per quello che questa manovra contiene, in modo particolare per quella parte che riguarda le quote latte. Tuttavia, la protesta deriva da una profonda crisi di un settore che ha visto profondamente diminuito il fatturato delle imprese, un peggioramento dei margini di filiera, un aumento sostanzioso dei costi di produzione, una diminuzione del reddito degli agricoltori del 25 per cento (più del doppio di quello che è avvenuto in Europa), una situazione del credito raddoppiata e notevolmente peggiorata.
Dal quadro appena descritto deriva che l'agricoltura e la pesca necessitano di politiche strutturali e di scelte strategiche che mettano al centro la ricerca e l'innovazione. Si tratta di interventi che si preoccupano di dare respiro al futuro, che siano da stimolo e incentivo per il ricambio generazionale, per il sostegno attivo a forme di aggregazione di imprese. Sono interventi che non ci sono in questa manovra, così come non ci sono neanche gli interventi che servono a mantenere impegni consolidati nel tempo come il rinnovo degli sgravi contributivi, come il Fondo per il settore bieticolo-saccarifero, come le difficoltà che si sono viste in questi mesi per reperire le risorse per il Fondo di solidarietà nazionale.
Di fronte a queste carenze, noi del Partito Democratico abbiamo presentato una serie di proposte emendative il cui insieme rappresenta un approccio alternativo a quello fin qui avuto dal Governo e dalla sua maggioranza. Ci siamo preoccupati di consolidare gli impegni che per questo settore sono essenziali. Il primo è la proroga delle agevolazioni previdenziali e contributive. È un provvedimento che scade il 31 luglio e che metterà nelle condizioni le imprese più deboli del nostro Paese, quelle che operano nelle aree svantaggiate e nelle zone montane, di ritrovarsi un costo del lavoro aumentato tra il 15 e il 50 per cento. È una cosa che riguarda le nostre imprese più deboli, in modo particolare del settore vitivinicolo, che già faticano a stare nella competizione. È un provvedimento che dovrebbe quanto meno essere prorogato fino alla fine di dicembre con l'obiettivo molto più nobile e più giusto di arrivare ad una stabilizzazione.
Inoltre, abbiamo presentato emendamenti per rifinanziare il Fondo bieticolo-saccarifero. Voglio ricordare che tale Fondo è stato negoziato in Europa quando si chiusero gli zuccherifici e si ridusse del 50 per cento la produzione di zucchero. Esso doveva servire per cinque anni a sostenere quella parte di produzione di zucchero italiana che nel frattempo si era ammodernata e aveva ammodernato gli impianti per riuscire a competere.
Questi cinque anni sono stati finanziati per tre anni - lo ricordo - quando c'era il Governo Prodi, mentre mancano il 2009 e il 2010. Oppure, ancora, abbiamo presentato emendamenti per la riduzione dell'accisa del gasolio, per le coltivazioni sotto serra, per le imprese che coltivano fiori, ma anche ortofrutta, che sono in grande difficoltà. Questo, infatti, è un provvedimento che non è stato più rifinanziato e lascia scoperta tutta la partita degli aumenti del costo di produzione.
Oppure ancora abbiamo proposto fondi per ammodernare le piccole imprese della pesca che si trovano a fare i conti con un provvedimento europeo scattato dal 1o giugno che le costringe a modificare l'ampiezza delle maglie delle reti e anche la distanza minima dalla costa. È un provvedimento che nessuno vuole disconoscere, ma che può essere accompagnato con una serie di incentivi che abbiamo previsto in questa nostra manovra alternativa. Oppure ancora abbiamo presentato emendamenti di medio respiro, misure per l'internazionalizzazione delle imprese.
Siamo in un Paese dove calano i consumi interni. Le nostre imprese, anche nel settore agroalimentare, debbono andare a cercare posizioni e spazi nei mercati esteri. Abbiamo proposto fondi per i confidi e per l'accesso al credito per aiutare le politiche di cofinanziamento e di investimenti o ancora misure per l'imprenditoria giovanile. Questo è il Paese, parafrasando un film, dove per l'agricoltura è certamente un Paese per vecchi e non bastano le promesse dell'ex Ministro Zaia che propose di dare i terreni demaniali da coltivare a giovani. Al di là del fatto che tali terreni non si sono visti, se non ci sono politiche di incentivo la propaganda serve a poco. Ancora, abbiamo proposto misure per le crisi del mercato in un settore che con la volatilità dei prezzi rischia davvero di entrare in un grosso corto circuito e più di 40 mila imprese hanno già chiuso in questo anno.
Come si vede, abbiamo presentato un pacchetto che, complessivamente, dà un'idea di agricoltura e abbiamo anche presentato un emendamento, sopra tutti, che tende a sopprimere l'articolo scandaloso che ha imperversato sulle prime pagine dei giornali in questi giorni: l'articolo 40-bis, che riguarda la proroga delle multe per le quote latte.
Su questo articolo bisogna essere molto chiari, signor Presidente: la proroga riguarda 109 allevatori. Quando il Ministro Bossi dice che sta dalla parte degli allevatori, dovrebbe rivedere questa sua decisione e posizione, ma soprattutto questa sua dichiarazione, perché sta dalla parte di 109 allevatori. Gli altri 39 mila non vengono minimamente toccati da questo provvedimento, perché la proroga agisce solo per gli allevatori che hanno aderito all'ultimo percorso di rateizzazione, all'ultima legge, la n. 33 del 2009, voluta dal Ministro Zaia, che vedeva scadere il pagamento della prima rata al 30 giugno, che viene prorogata al 31 dicembre. Tutti gli altri, che hanno aderito alla rateizzazione della legge n. 119 del 2003, già pagavano il 31 dicembre e non beneficeranno di alcun tipo di proroga. La cosa curiosa di questo articolo 40-bis è che le motivazioni per cui questo articolo è presente nella manovra sono due: vi è una grave crisi del settore lattiero-caseario e vi sono accertamenti in corso.
Sul fatto che vi sia una grave crisi del settore lattiero-caseario siamo tutti d'accordo. Vediamo la fatica che fanno gli allevatori a strappare prezzi del latte che riescano, in qualche modo, a coprire i loro costi di produzione. Sabato notte, in Lombardia, si è definito un costo e un prezzo del latte di 36 centesimi, che a malapena copre i costi di produzione degli allevatori, ma naturalmente dobbiamo anche dire che la crisi del settore lattiero-caseario riguarda tutti; non solo i 109 allevatori che beneficiano della proroga, ma anche tutti gli altri allevatori.
Come ci stiamo preoccupando di loro, se riconosciamo che c'è una grave crisi, forse sarebbe stato più utile, efficace ed efficiente mettere a disposizione quei 45 milioni di euro che la legge n. 33 del 2009, voluta dal Ministro Zaia, prevedeva per coloro che in questi anni hanno investito e affittato quote per riuscire a stare dentro i limiti della propria produzione.
Ma non v'è traccia, naturalmente, di questo nel provvedimento in esame. L'altra motivazione è che vi sarebbero degli accertamenti in corso; qui la questione non solo si fa curiosa, ma si fa anche politicamente molto più rilevante.
Infatti, signor Presidente, non vi sono accertamenti in corso. Si fa riferimento a una relazione dei carabinieri, su mandato assegnato dall'allora Ministro Zaia, protocollo 001731 del 24 febbraio 2010; al riguardo, osserverei la data, perché questa relazione dei carabinieri viene richiesta dal Ministro Zaia due mesi prima che egli si presenti e vinca le elezioni del Veneto, due mesi prima di abbandonare il Ministero.
Questa relazione ha lo scopo, secondo il Ministro, di approfondire e accertare la produzione nazionale di latte. Questa relazione è commissionata da Zaia a un gruppo di carabinieri e fa seguito alla presentazione di un'altra relazione conclusiva, attribuita alla commissione di indagine amministrativa istituita con decreto ministeriale del 20 giugno 2009, n. 6501.
Viene spontanea una domanda: cosa non convince Zaia nella relazione conclusiva della commissione, tanto da affidare ai carabinieri, che per inciso erano una parte minoritaria della commissione che indagava, un ulteriore approfondimento? L'esito della relazione dei carabinieri dimostra, anzi - il condizionale qui è d'obbligo - dimostrerebbe che in Italia non si sarebbe, di fatto, prodotto latte in eccesso, e quindi le multe inflitte dall'Europa non sarebbero dovute.
Naturalmente, signor Presidente, le conclusioni di questa relazione bastano perché il migliaio di allevatori irriducibili che non intendono pagare le sanzioni e che utilizzano ogni argomento possibile per iniziare dei ricorsi davanti ai giudici riaccendano i trattori e ripartano con una serie di ricorsi, per evitare, naturalmente, il pagamento delle multe.
È evidente allora, signor Presidente, che - e a pensar male da questo punto di vista forse ci si azzecca - la motivazione dell'articolo 40-bis, accertamenti in corso, diventa valida sia per i 109 allevatori, che hanno, per così dire, la proroga dei loro pagamenti sia, a questo punto, per il famoso migliaio di irriducibili che pensa: se è stata prevista una legge e ci sono degli accertamenti in corso, io intanto che aspetto dei chiarimenti non pago le multe. Questi mille, che detengono il 70 per cento delle multe da pagare, continuano allegramente a non pagarle.
Poi succede a un certo punto che arriva il ministro Galan, il quale commissiona un'altra relazione al dipartimento del MIPAF, con il sostegno di Agea, che arriva a delle conclusioni diametralmente opposte a quelle dei carabinieri sostenendo, in realtà, di confermare la sovrapproduzione del latte in questo Paese e quindi la necessità e l'obbligo di pagamento delle multe. Lo dice il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, lo dice il Governo e quindi ufficialmente non ci sono accertamenti in corso, perché la questione, secondo il MIPAF è chiusa.
Ho fatto la storia del 40-bis, signor Presidente, perché è abbastanza scandalosa. Questo provvedimento - che trasferisce peraltro la guerra che Galan e Zaia avevano in Veneto all'interno del Ministero dell'agricoltura e che certo non produrrà benefici per le politiche agricole in questa situazione - costa qualcosa, in termini di ritardati pagamenti, come 5 milioni di euro, che avremmo potuto investire tranquillamente nel settore lattiero-caseario così in crisi; costa inoltre anche rispetto alle sanzioni che l'Europa ci comminerà, perché il Commissario europeo Ciolos ci ha già fatto sapere, rispondendo a Galan attraverso una lettera protocollata 2010/1175, che l'Europa, se noi proroghiamo il pagamento delle multe, ci sanzionerà.
Mettiamo insieme cinque milioni, mettiamo insieme il pagamento delle multe e probabilmente uscirà una cifra utile, o più utile, a sostenere il settore lattiero-caseario. Naturalmente la questione mette in imbarazzo la maggioranza perché l'altro giorno, in Commissione agricoltura, la maggioranza si è spaccata ed è letteralmente implosa. Il PdL, e il capogruppo Beccalossi in particolare, voleva approvare un parere favorevole alla manovra economica, condizionandola alla soppressione dell'articolo 40-bis. A quel punto la Lega Nord ha lasciato i lavori della Commissione, per non partecipare a quel voto, e la maggioranza è andata sotto. La Commissione agricoltura si presenterà quindi in quest'Aula, avendo bocciato la manovra economica del Governo, perché naturalmente trasferisce qui questa tensione, che è abbastanza evidente e che ricade e si ripercuote negativamente sul settore agricolo.
In realtà, si fa una forzatura per continuare a proteggere i furbi, per calpestare quei pochi o tanti onesti che hanno rispettato le regole, per cercare di stare, come dire, in un sistema in cui uno Stato dovrebbe quanto meno tutelare chi rispetta le regole.
La Lega Nord però vi sta imponendo la sua strategia. Vorrei sapere, anzi vorremmo sapere - e poi indagheremo - chi sono questi 109 interessati. Ci deve essere una relazione molto diretta, se la Lega Nord si spende per 109 allevatori. Dirò di più, vorremmo anche sapere chi sono questi mille e in quale relaziono sono con la Lega, se un manipolo di persone, poche rispetto ai 40 mila allevatori, mobilita una forza politica con la veemenza con la quale la Lega vi ha imposto nell'ambito della manovra, questa operazione assolutamente scandalosa.
Concludo dicendo che il furore, che vi ha condotto a chiudere gli enti pubblici, vi ha portato anche a chiudere enti che non costavano un euro allo Stato e ciò per dare in pasto all'opinione pubblica, con un poco di propaganda, il fatto che voi riducete i costi e quindi fate operazioni di risanamento. Anche noi siamo per le operazioni di risanamento, ma qui state chiudendo enti che non costavano nulla.
Faccio l'esempio dell'ENSE, l'Ente nazionale sementi elette, che ha un ruolo essenziale per garantire certificazione e controllo sulla qualità dei semi e per garantire la genuinità della filiera produttiva agricola.
L'ENSE, che svolge un ruolo autonomo di ricerca, controllo e certificazione in un momento importante e che riesce anche a tutelare il nostro patrimonio e la nostra biodiversità rispetto al tema degli OGM, - ma anche in questo caso a pensar male probabilmente si fa bene - voi lo sopprimete.
L'ENSE non costa un euro, perché vive dei costi di certificazione che attribuisce ai sementieri e agli imprenditori agricoli. Cosa risparmia lo Stato? Niente, però il furore di questa chiusura e delle prime pagine dei giornali vi porta a chiudere qualunque cosa. Ci avevate provato con l'Ente nazionale risi: lì aveste un sussulto di riflessione e vi siete fermati, qui la riflessione non c'è perché dovete mettere la fiducia, non si può ragionare, non si può discutere e quindi chiudiamo l'ENSE: grande capolavoro! L'agricoltura in questa manovra non solo è dimenticata ma mi verrebbe da dire che continuate a dimenticarla, perché quando invece vi mettete in testa di occuparvi dell'agricoltura fate solo dei danni
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

lunedì 26 luglio 2010